Pontremoli
Pontremoli, definita da Federico II “clavis et iannua” (chiave e porta) delle comunicazioni tra la Toscana e la Lombardia, città dalle altissime torri, riconosciuta anche dal Federico Barbarossa, con la sua denominazione Puntremel è ricordata nel 990 come luogo di sosta della via Francigena nell’itinerario dell’Arcivescovo di Canterbury Sigeric, di ritorno dal suo pellegrinaggio a Roma. Porta settentrionale della Tuscia Longobardorum, il borgo fu inizialmente costituito dal castello di Piagnaro, di origine longobarda.
La sua storia è strettamente connessa con la via Francigena, alla quale si legano gli interessi di importanti istituzioni religiose, quali Lena e Bobbio e ordini cavallereschi come il Tau di Altopascio, nonchè importanti famiglie come i Malaspina, gli Antelminelli, i Fieschi e gli Sforza. Con l’espansione urbana del XII secolo, il borgo condizionato dalla via Francigena assunse una conformazione allungata occupando la stretta lingua di terra alla confluenza dei fiumi Verde e Magra. Era divisa in sei parrocchie di cui cinque sotto il controllo della diocesi di Luni e una, S. Pietro de confletu, sotto il controllo della diocesi di Brugnato il quale vescovo dimorò per lungo tempo a Pontremoli nella parrocchia di S. Geminiano visto che S. Pietro era sotto il controllo ghibellino.
La città strinse alleanze alternativamente con Parma e Piacenza e fu in lotta con i marchesi Malaspina, signori del resto della Lunigiana, in particolare per i confini ma anche per il controllo della città stessa. La parte bassa di Pontremoli (Imoborgo), distinta e separata da quella più alta (Sommoborgo), da un ampio spazio centrale con funzione di mercato, aveva una diversa composizione sociale e politica signorile e ghibellina, mentre l’altra era di estrazione popolare e guelfa. Per il perdurare dei contrasti tra le due fazioni, Castruccio degli Antelminelli, detto il Castracani, fece erigere nel 1322 una singolare cortina fortificata munita di tre torri, denominata “Cacciaguerra”. Successivamente, l’abitato si sviluppò sulla riva sinistra del Magra. Dal XIV secolo, tramontato il libero Comune, Pontremoli cenne conteso ed ambito dalle varie Signorie italiane fino ad entrare, nel 1650, nel Granducato di Toscana.
Tra il XVI e il XVII secolo, quando divenne parte del Graducato di Toscana, furono realizzati numerosi interventi di costruzione e ristrutturazione che modificarono l’assetto urbano. I motivi di questa opera di riconfigurazione vanno ricercati nello sviluppo dei traffici commerciali tra lo scalo marittimo di Livorno, divenuto porto franco, ed i centri dell’entroterra padano.
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